Il Portogallo cresce piu' dell'Italia


Tra tutti i Paesi che fanno parte dell'Unione Europea, il Portogallo e' uno dei meno evoluti dal punto di vista economico e finanziario. Nonostante il suo glorioso passato coloniale, le vicende politiche del ventesimo secolo, con il passaggio dalla monarchia alla dittatura e infine alla repubblica (avvenuto appena 30 anni fa) hanno portato il Portogallo ad aderire alla Comunita' Europea negli anni 80 con un'economia giovane, fragile e poco avanzata. In 30 anni però il Portogallo ha recuperato il terreno perso; seguendo l’esempio della Spagna, l’economia ha subito un profondo processo di ammodernamento, e il settore terziario dà ormai il maggiore contributo al Prodotto Interno Lordo. Secondo gli ultimi dati disponibili, relativi al primo semestre 2008, l'economia portoghese stata nel complesso buona, anche se caratterizzata da una crescita leggermente inferiore alla media europea (in ogni caso piu' alta di quella italiana), da un tasso di disoccupazione in calo e dall’inflazione in linea con quella europea. Non ci sono ancora dati ufficiali per la seconda parte del 2008 e l’inizio del 2009, e c’è da immaginare che gli effetti dell’attuale crisi che ha investito le economie mondiali partendo dai settori bancario e finanziario abbia un certo peso anche sull’economia portoghese. Tuttavia le conseguenze non dovrebbero essere così severe come altrove; dando uno sguardo agli ultimi dati macroeconomici disponibili ci si può rendere conto della situazione complessivamente buona nella quale si trovava il Portogallo a crisi appena iniziata (ricordiamo che i primi forti scossoni si sono avuti a fine 2007). Il Pil nel primo semestre del 2008 ha risentito come gli altri Paesi appartenenti alla zona euro delle turbolenze finanziarie internazionali e dell’impennata dei prezzi delle materie prime (calati solo nella seconda parte dell’anno), mostrando segni di un evidente rallentamento dell’economia dopo l’inattesa crescita (+2,0 %) del quarto trimestre 2007. Il dato congiunturale stimato al 2% a fine 2007 avrebbe dovuto attestarsi intorno all’1,2%, come previsto anche dal Fondo Monetario Internazionale. I dati ufficiali del primo e secondo trimestre 2008 parlano infatti di una crescita dello 0,9% e dello 0,7%, e farebbero presagire una crescita annuale buona anche se inferiore rispetto alla media europea (attesa all’1,7%). Ora è tuttavia certo che sia il dato portoghese che quello europeo saranno ben al di sotto delle previsioni. In generale il sistema economico portoghese è piccolo ma fortemente integrato, e la diminuzione della domanda esterna, provocata dalla repentina frenata delle economie dei paesi europei e soprattutto della Spagna (che è il maggiore partner commerciale portoghese con una quota di quasi il 29% delle esportazioni) ha provocato un forte peggioramento del disavanzo corrente della bilancia dei pagamenti, che è passato dai 7,8 miliardi di euro del primo semestre 2007 ai 10,5 miliardi di euro dello stesso periodo del 2008. Sul fronte interno i consumi hanno risentito della modesta crescita in termini reali del reddito disponibile delle famiglie, compresso dall’aumento dei tassi di interesse e dal rincaro dei beni energetici e alimentari, mentre il pessimismo delle imprese e l’aumento dei costi di finanziamento hanno frenato gli investimenti. Ma diamo uno sguardo agli altri fondamentali dell’economia. Molto bene l’inflazione, che a giugno 2008 aveva raggiunto il 3,4% di variazione rispetto a 12 mesi prima: il valore è il più elevato dalla metà degli anni 90, tuttavia è al di sotto della media registrata durante lo stesso mese nell’area euro, pari al 4,0%. Ha poi confermato il buon trend degli ultimi anni il tasso di disoccupazione, in discesa anche nei primi sei mesi del 2008 fino a raggiungere il 7,3% nel secondo trimestre 2008, con una riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente: un livello record per il Portogallo, anche se il tasso dei non occupati è inevitabilmente destinato a crescere per effetto della crisi. Ad ogni modo il livello raggiunto nel secondo trimestre 2008 è significativo, perché per la prima volta si è verificata la tanto auspicata convergenza verso la media dell’Unione Europea a 27 prevista nel Patto di Stabilità e Crescita, che a giugno 2008 era del 7,2% Volendo poi disaggregare il dato generale, vanno notate le ottime performance riguardanti la disoccupazione femminile e quella giovanile, che si sono attestate rispettivamente all’8,4% e al 14,3%, entrambe con una significativa riduzione di ben l’1% rispetto allo stesso periodo del 2007. Sul fronte dei conti pubblici il Portogallo ha compiuto grandi sforzi negli ultimi anni, consentendo un buon risanamento delle finanze statali. Nel 2007 il rapporto deficit/Pil si è attestato al 2,6% (in discesa rispetto al 3,9% dell’anno precedente), mentre per il 2008 si prevede un consistente aumento dovuto sia alla crisi che a fattori pregressi. Da un lato i primi mesi dell’anno hanno infatti evidenziato una netta decelerazione delle entrate fiscali, dall’altro lato nella seconda parte del 2008 c’è stato un aumento della spesa pubblica. Ad ogni modo il debito pubblico è intorno al 62% del Pil, ben più basso di Paesi come Italia e Grecia dove è addirittura superiore al 100%. Per quanto riguarda infine l’apertura dell’economia portoghese, i dati relativi all’interscambio per il primo semestre del 2008 hanno evidenziato un aumento sia delle esportazioni (+4,1%, pari a 19,88 miliardi di euro complessivi), sia delle importazioni (+10,7%, pari a 30,90 miliardi di euro). Il saldo della bilancia commerciale ha registrato una variazione del 24,8%, passando da 8,83 a 11,02 miliardi di euro di deficit. L’Italia è al quarto posto tra i principali Paesi fornitori del Portogallo dietro a Spagna, Germania e Francia (che insieme pesano per circa il 70% del totale), e al sesto posto tra i maggiori acquirenti di prodotti portoghesi. L’entità dell’interscambio tra Italia e Portogallo non è comunque alta: nel primo semestre 2008, i dati provvisori descrivono un controvalore di circa 2,45 miliardi di euro con un saldo positivo per l’Italia di quasi 900 milioni di euro, frutto di una diminuzione delle esportazioni portoghesi verso l’Italia dell’1,3% e di un aumento delle importazioni dall’Italia del 3,6%. Tra i principali prodotti importati dal Portogallo ci sono macchine ed apparecchi, metalli comuni, veicoli e mezzi di trasporto, materiali tessili e prodotti chimici; le calzature, importate dall’Italia per un valore intorno ai 40 milioni di euro all’anno, hanno fatto registrare un calo del 7,6% nel primo semestre 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007. Per quanto riguarda le esportazioni, i principali prodotti portoghesi destinati all’Italia fanno parte delle stesse categorie delle importazioni, con le calzature che pesano nel 2007 pesavano per circa 20 milioni di euro, con una flessione nel primo semestre del 2008 del 12,5% circa rispetto allo stesso semestre del 2007. (maurizio de pra)
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